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SILVESTRO PRESTIFILIPPO

Come Regista: [ 2 Film ]

TERRA SENZA TEMPO (1950)
CARNE INQUIETA (1952)

SILVESTRO PRESTIFILIPPO Biografia Di: Francesca Tortorella
Silvestro Prestifilippo, giornalista, scrittore, regista siciliano, nasce a Caronia, nella provincia di Messina, il 17 settembre del 1921, ma si trasferisce presto con la famiglia, a Genova, città natale della madre.
Nel capoluogo ligure compie la sua formazione professionale, culturale e politica: debutta come critico teatrale nel 1938, sulle pagine dell’organo della comunità mazziniana nazionale, il genovese “Il Grido d’Italia”, diretto da U. Riparbelli, e scrive sul “Contemporaneo”, diretto da Boninsegna. Già dal 1939, a soli 18 anni, Prestifilippo frequenta i salotti antifascisti della città, tra i quali la casa di Umberto Cavassa, che sarà poi il direttore del quotidiano “Il Secolo XIX”, al quale Silvestro Prestifilippo collaborerà, la casa di De Allegri, scrittore e giornalista, e poi direttore dell’edizione genovese de “L’Unità”, e la redazione de “Il Lavoro”. A Genova si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, ma finirà i suoi studi a Messina, dopo la guerra.
Intrapresa la carriera giornalistica, nel 1941 esordisce anche nel mondo della narrativa, pubblicando il suo primo racconto lungo, “Amore antico”, sulla testata “Il Brennero”. Pubblica inoltre sulle pagine de “Il Grido”, la raccolta di racconti brevi “Ricordi di Bohème” ed il suo primo saggio dedicato alla “Letteratura, oggi”.
Nel 1942 giunge per la prima volta a Reggio Calabria; non è un viaggio di piacere, poiché in Calabria, in divisa da sottotenente, Prestifilippo si trova a causa della guerra: prima a Reggio, poi nel 1943, a Soverato, in provincia di Catanzaro, con l’ottavo gruppo Lancieri d’Aosta. In questo periodo pubblica la seconda raccolta di racconti brevi dal nome “Anima amara”, del 1943.
Il giovane giornalista decide, intanto, che alla fine del conflitto, non tornerà al Nord ma continuerà la sua attività a Reggio Calabria. Nel 1944, fa fede alla promessa fatta e, tornato dal fronte di Cassino, si stabilisce a Reggio; qui conosce Guglielmo Calarco, con il quale intraprende molte attività, sia in ambito giornalistico che politico, ottenendo la tessera del partito socialista in un periodo in cui l’ideale dominante è l’antifascismo.
Di fatto, l’esperienza della guerra aveva provocato in Prestifilippo, come lui stesso afferma, un sentimento «di amarezza e di raccapriccio»: attraverso il saggio “Pagine di passato e di avvenire”, che è più un diario, pubblicato nel 1943, racconta i momenti più cupi, vissuti durante il conflitto.
Nel 1945 la raccolta “Storie d’amore” conclude il suo iniziale periodo narrativo caratterizzato dalla scelta letteraria di esprimere il suo stile lirico e descrittivo, attraverso il racconto breve.
La sua attività giornalistica continua: sostenuto da Guglielmo Calarco, scrive sul quotidiano socialista “La Luce”, della cui impaginazione si occupa personalmente, scegliendo il materiale da pubblicare; tra la fine di settembre e i primi di ottobre del 1944, Prestifilippo scrive sulla testata nascente “Il Tempo”, diretta Franco Cipriani e Edoardo Rodinò, e voluta dal comando militare alleato al posto di altre testate quotidiane nate a Reggio dopo la liberazione.
Impegnato nell’ambito dell’informazione, si dedica anche alla narrativa, con il romanzo “Il solitario”, pubblicato nel 1945.
Il 1947 è un anno fondamentale per Prestifilippo: giornalista affermato, scrittore cospicuo e ispirato, si innamora dell’arte cinematografica inizialmente sottovalutata, e si dedica al genere del documentario, realizzando “Appuntamento sullo Stretto”, prodotto da Filippo Rizzo, direttore ed editore del quotidiano democristiano di Reggio Calabria, “La Voce di Calabria”, testata importante che accoglie la penna insolita e vibrante di Prestifilippo dal 1948 al 1958, ultimo anno di vita del quotidiano, affidato a lui come condirettore. Dal 1948 al 1949 sulle pagine de “La Voce”, pubblica in ventotto puntate, il romanzo, “Il nome del dolore”, preceduto da due racconti brevi “L’anima triste” e “Tempo di febbre”.
Pubblica anche, nel 1948, il romanzo, “Il mondo sulle strade”.
Nel 1949 crea con Guglielmo Calarco la rivista culturale “L’Airone”, pubblicata fino al 1956, della quale Prestifilippo è direttore responsabile.
Continua intanto la sua attività di regista: per poter meglio dedicarsi al lavoro cinematografico, si trasferisce a Roma, dove ha modo soprattutto, di confrontarsi e conoscere intellettuali e personaggi del cinema e della cultura neorealista; nella capitale conosce Alberto Moravia, Vittore Quèrel, frequenta Orsino Orsini , Corrado Alvaro, Giancarlo Vigorelli, Massimo Bontempelli, e molti altri.
Nel 1949 partecipa ai “premi qualità”, indetti dallo Stato, con il documentario “Cuore d’Aspromonte”, anche questo finanziato da Filippo Rizzo. Sempre nel 1949, dà prova del suo talento anche nell’ambito teatrale, con il dramma in tre atti “Crepuscolo” e, con il romanzo “E domani è lunedì”, si fa conoscere anche all’estero, soprattutto in Germania, dove il libro viene tradotto ed apprezzato: il protagonista Stelio, diventa emblema e simbolo dell’autore stesso, riproponendosi ancora nella produzione letteraria di Prestifilippo come portavoce dei sentimenti dello scrittore.
Nel 1950 l’attività letteraria di Prestifilippo si unisce a quella della cinematografia: dalla sua opera “Il mondo sulle strade”, trae una sceneggiatura, da lui stesso trasferita su pellicola e realizza il suo primo lungometraggio, di stampo drammatico sociale, legato al filone populista del neorealismo italiano, “Terra senza tempo”, del 1950.
A “Terra senza tempo” segue, nel 1951, il cortometraggio “Anime al sole”, rimasto incompiuto, e nel 1952, il secondo ed ultimo lungometraggio “Carne inquieta”, dal romanzo pubblicato nel 1930, “La carne inquieta”, dello scrittore calabrese Leonida Repaci.
Silvestro Prestifilippo si dedica a tempo pieno all’attività di regista cinematografico ma dei molti progetti intrapresi nel 1952 porta a termine un solo documentario, “Uva a settembre”, proiettato a Reggio Calabria.
I due unici lungometraggi segnano un ciclo conchiuso di Prestifilippo, il quale decide di non occuparsi più di cinematografia: un ultimo tentativo lo fa, in verità, nel 1953, progettando l’adattamento filmico de “La Tempesta” di William Shakespeare. Del cinema Prestifilippo, continua però a esaltare le utilità e la bellezza, quale strumento per l’arte e per la società.
L’autore rivive il periodo letterario degli esordi, dedicandosi al racconto breve, con la raccolta “L’amore malato” del 1952, alla drammaturgia con “Paura della primavera” in tre atti, del 1953, seguito nel 1954 dall’atto unico “La bambola vera”. Alla raccolta in prosa “Il tempo e la memoria”, del 1955, segue il volume di saggi “Un mare d’ombra” che ottiene la segnalazione d’onore al “Premio Viareggio” nel 1958.
Nello stesso anno Prestifilippo è giornalista de “L’Ora”, quotidiano palermitano diretto da Vittorio Nistico’, del quale apre una redazione distaccata a Messina, città dove vive, dal momento del suo ritorno da Roma.
Nel 1960 pubblica il racconto lungo “Una stagione per morire”, seguito nel 1961 dalla raccolta di saggi “Incontri col Sud”, opera che, insieme a “Un mare d’ombra”, sono ricordate da Silvestro Prestifilippo stesso, con più soddisfazione.
Nel 1961 ha inizio il suo rapporto con l’antico quotidiano napoletano “Il Mattino”, del quale Prestifilippo è inviato speciale dal Sud, spostandosi tra Messina e Napoli. Nello stesso periodo è editorialista sulla “Tribuna del Mezzogiorno”, quotidiano liberale messinese, diretto da Nino Amadori.
Nel 1964 lo scrittore riprende la strada del romanzo, con l’eccezionale “Tramonto di un personaggio”, esistenzialistica prova letteraria in prosa, dalle componenti autobiografiche, per la quale Prestifilippo sceglie il personaggio di Stelio, chiamato dal romanzo “E domani è lunedì” per interpretare e provare a sciogliere i turbamenti dell’autore. Con “Tramonto di un personaggio” Prestifilippo lascia la via del racconto lungo, da poco ripresa dopo molti anni.
Gli elementi tipici del suo stile minuzioso ed evocativo giungono per la prima volta alla poesia con la raccolta in versi “Blues”, del 1966, ripubblicata e ampliata da nuove poesie nel 1969, con il titolo “Delirare il mare”.
Intanto nel gennaio del 1968, il terremoto avvenuto nella valle del Belice, e che ha sconvolto la Sicilia occidentale, causandovi centinaia di morti, assorbe completamente Prestifilippo, facendone un impegnato cronista, sulle pagine de “Il Mattino”.
Segue attivamente, con inchieste e articoli di cronaca, i moti avvenuti a Reggio Calabria, nel luglio 1970 e, segue il caso Mauro De Mauro, giornalista de “L’Ora”, scomparso nel settembre dello stesso anno.
Scrive anche sulle pagine de “Il Messaggero” di Roma, del “Secolo XIX” di Genova, ed è collaboratore del “Daily Mirror” di Londra.
Sotto la spinta degli eventi politici, si dedica intensamente al saggio, genere che, affiancato all’attività di giornalista, evidenzia il suo rapporto critico con la società e soprattutto il suo attivismo nei confronti della condizione del Mezzogiorno italiano: il fervore con cui si dedica al lavoro, scuote Prestifilippo che subisce il primo di due gravissimi infarti; ma la sua attività continua incessantemente e nel 1974, scrive “Mafia: quarta ondata”, volume che riceve, nello stesso anno di pubblicazione, l’importante “Premio Calabria”.
Nel gennaio del 1975, colpito da un altro infarto, lascia “Il Mattino”, con il quale lavorava da più di dieci anni e, durante la convalescenza, continuerà la collaborazione con gli altri giornali: “Il Messaggero”, “Il Secolo XIX” e il “Daily Mirror”.
Silvestro Prestifilippo muore a Messina, il 10 giugno 1975.
Analizzare l’umanità che lo circonda è il filo conduttore di tutta l’opera di Silvestro Prestifilippo, e il suo esistenzialismo si presenta come una volontà di riflessione concreta sull'uomo e sulla sua condizione: nei racconti e nel romanzo egli affronta diverse situazioni problematiche, la vita politica e civile in cui vi sono calate le vicende individuali, raccontate nei toni dimessi e lirici del crepuscolarismo dannunziano; nel cinema legato alla corrente neorealista, nello stile populista, come strumento per un minuzioso studio della realtà di miseria quotidiana meridionale del dopoguerra, e soprattutto la saggistica e la cronaca giornalistica, con opere che riflette un disagio, accentuato ulteriormente negli ultimi anni, manifestato da sempre in tutta la sua longeva produzione.

 
Commenti inseriti: 1
Autore: brunilde. lazzareschiUn pezzo di bravura .L'Ornifle - 2010-06-07
Ho riletto l'articolo di Prestifilippo su "La voce della Calabria" di sabato 2 Novembre 1957, dove commenta lo spettacolo teatrale "Ornifle" , interpretato da Vittorio Gassman e Elena Zareschi a Reggio- Calabria. Si sente che lo scrittore ama profondamente il Teatro, tanto da procrastinare la sua recensione per poterne parlare più diffusamente. E la sua ribellione al frettoloso riscontro degli altri cronisti il giorno dopo lo spettacolo è un atto di accusa al sistema che con poche righe di critica si sente di aver detto tutto quello che c'era da dire(secondo loro)sul lavoro degli attori e dell'opera.Cosa di cui voglio ringraziarlo anche se lui non c'è più purtroppo a leggere il mio scritto. E voglio ringraziarlo anche delle parole con cui ha commentato la fatica di mia sorella Elena Zareschi , prima riconoscendola come attrice di statura internazionale,con Vittorio Gassman , poi ricordandola "fra le più celebrate interpreti del Teatro tragico e certamente la migliore interprete del Teatro di Betti, una delle più qualificate interpreti di Pirandello e del Teatro drammatico Moderno".Dice che " di Elena Zareschi abbiamo accennato appena, ma tanto dovrebbe dirsi per l'alto equilibrio col quale ha dosato l'interpretazione impeccabile di un personaggio che a poco apoco perde i panni del pagliaccio per rivelare una verissima ed altissima sofferenza autenticamente umana. Si è misurata in un ruolo che soltanto per l'epilogo del personaggio le appartiene, e per il resto è nuovo al suo repertorio, con una bravura della quale il pubblico le ha dato atto applaudendola spesso a scena aperta e levandosi in piedi in un'ovazione al finale". Per la critica bellissima, che deve aver fatto molto piacere a mia sorella , giacchè di questo giornale ne ha serbate quattro o cinque copie, io ancora la ringrazio. Brunilde Lazzareschi

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